L'approccio paleolitico all'alimentazione I
I nostri progenitori hanno vissuto come cacciatori-raccoglitori sin da quando, 2,5 milioni di anni fa, svilupparono primi strumenti di pietra. Iniziava il paleolitico, un'epoca chiusa circa 10.000 anni fa dalla rivoluzione agricola (1, 21, 22).
Qual è l'alimentazione originaria degli umani?
Per capire cosa mangiassero abitualmente i nostri progenitori dobbiamo affidarci alle evidenze disponibili allo stato attuale della ricerca. Possiamo affermare con certezza che, per la stragrande maggioranza della propria storia, la nostra specie si è nutrita del risultato di caccia e raccolta. Carne, pesce se in un'area prossima a mare, fiumi o laghi, verdure e radici, frutta/bacche, semi e insetti. Tutti gli umani hanno avuto dunque una dieta sostanzialmente onnivora, basata su carni e piante selvatiche (4). I diversi insediamenti umani risentivano ovviamente di diversi fattori nella definizione della propria alimentazione: clima, fauna e flora, caratteristiche geografiche. Ciò comportava differenze nella quantità media dei macronutrienti (proteine, carboidrati e grassi) nelle diete paleolitiche, passando dalle zone tropicali con un consumo maggiore di vegetali, sino alle zone più fredde dove il consumo di carboidrati era prossimo allo zero (5).
Ciò che appare certo, tuttavia, è che si trattava sempre di stili alimentari con un'alta percentuale di carni animali, e quindi di proteine (4), con una bassa densità energetica ma un'alta densità di micronutrienti (6).
Sappiamo che già 3 milioni di anni fa l'Australopithecus africanus aveva, ad esempio, un'alimentazione composta dalla carne di erbivori, forse anche di insettivori e carnivori, locuste e termiti, Cyperaceae, radici e semi (7). Lo stesso tipo di alimentazione è riferibile agli African hominins (8).
Nel corso della storia evolutiva dei nostri progenitori risulta esserci stata una tendenza all'aumento del consumo di carne (9, 10, 11, 12, 13, 14). Questa tendenza non viene testimoniata solo dai reperti; considerando infatti le caratteristiche genetiche, metaboliche, anatomiche e fisiologiche degli ominidi, risultano analoghe a quelle dei carnivori sotto diversi, rivelatori punti di vista (15).
Un esempio indicativo ci viene presentato dalla scarsa capacità umana di sintetizzare la taurina: come è spiegabile che un aminoacido così importante non sia sintetizzabile facilmente (16), ma che debba essere introdotto dall'esterno attraverso il consumo di carne? E' quanto avviene del resto anche ai felini (animali carnivori) (17); questo può solo essere inquadrato da un punto di vista evolutivo: avendo un alto consumo di carni animali, gli umani hanno visto ridurre fortemente la spinta evolutiva, per l'appunto, a sintetizzare in maniera endogena la taurina. Era sufficiente l'apporto esogeno.
Questo processo esemplificativo trova riscontro anche dall'analisi degli effetti negativi di una dieta vegetariana sui livelli della taurina nel plasma e nelle urine (18). Ad oggi si possono ritenere infondate le tesi che sostengono un'alimentazione vegetariana per i nostri diretti progenitori paleolitici (8); tanto che le comunità di cacciatori-raccoglitori, nelle quali la percentuale di vegetali consumati risulta maggiore di quella delle carni animali, non possono essere ritenute rappresentative (19-20), ma rarità.
Dalla differenziazione delle linee evolutive degli umani e degli scimpanzé, inoltre, i progenitori umani hanno progressivamente visto ridurre il proprio ventre (differenziandosi quindi da tutti gli erbivori), perdendo la necessità di elaborare grandi quantitativi di fibra vegetale, e aumentare il volume del cervello (21).
Quali caratteristiche avevano i cacciatori-raccoglitori? (21, 22, 23)
Dal confronto dei reperti fossili e dello studio antropologico delle attuali popolazioni cacciatrici-raccoglitrici, emergono delle conclusioni generali:
a. I cacciatori-raccoglitori hanno strutture sociali caratterizzate dall'assenza degli eserciti permanenti, della violenza organizzata, di forme statuali.
b. Hanno una quantità di tempo libero superiore alle popolazioni agricole.
c. Dormono più di queste ultime.
d. “Lavorano” meno (per esempio la ricerca di cibo nei boscimani occupa appena dalle 12 alle 19 ore settimanali)
e. La loro alimentazione è caratterizzata da un apporto calorico quotidiano soddisfacente, e un alto contenuto di proteine.
f. Sono complessivamente più sani delle popolazioni agricole. Non conoscono diabete di tipo 2, sindrome metabolica, cancro, ipertensione, asma, calcoli renali, ictus, insonnia, osteoporosi, carie ecc..
g. Non sono soggetti a carestie e malnutrizione. Hanno un'alimentazione ricca di micronutrienti. Basti prendere ad esempio la varietà di vegetali dell'alimentazione dei boscimani (85 piante diverse) rispetto a quella tipica delle popolazioni agricole.
h. Sono significativamente più alti delle popolazioni agricole; per esempio gli antichi cacciatori-raccoglitori che abitavano le odierne Turchia e Grecia erano alti in media 178 cm i maschi e 168 cm le femmine. Con l'agricoltura quelle popolazioni hanno visto calare la statura media anche di 20 cm. L'homo habilis raggiunse mediamente 180-190 cm, per 90 kg di peso, in gran prevalenza massa magra.
La nascita dell'agricoltura
Secondo le evidenze archeologiche le prime domesticazioni dei vegetali potrebbero risalire a un periodo compreso tra il 10.000 a.C. (1) e l'8.500 a.C. (2). E' a quest'ultima data che risalgono i primi, pochissimi reperti di certa datazione, riconducibili a forme di domesticazione delle piante. Questi reperti sono concentrati nella Mezzaluna Fertile, a partire dalla quale si sarebbe poi lentamente diffuso per esportazione (2, 24) il sistema agricolo nel millenni seguenti.
Secondo J. Diamond perché sia “nata” ad un certo punto l'agricoltura “è una questione aperta” (3). Ciò che a noi può oggi apparire scontato, del resto, non lo è affatto. Perché in un territorio fertile e comunque adatto alla coltivazione, quest'ultima è cominciata nell'8.500 a.C e non prima? Perché si è affermata l'agricoltura, che è stata volano di malattie, ordini sociali autoritari, guerre e, paradossalmente, di malnutrizione e carestie?
Diamond ipotizza cinque fattori in questo processo:
1.Mutamenti climatiche, estinzioni e tecniche di caccia affinate hanno portato al declino relativo delle risorse naturali.
2.Mutamenti climatici nel Pleistocene hanno favorito nel Vicino Oriente 'espansione dei territori adatti ai cereali selvatici domesticabili, sottraendone alle specie vegetali non domesticabili.
3.Grado di sviluppo tecnico: la capacità di stoccare, immagazzinare, conservare i cibi contribuiva a rendere fattibile stanzializzazione e coltivazione/allevamento.
4.Nesso di causa effetto bidirezionale tra aumento della popolazione e aumento della produzione di cibo.
5.Contrasti tra proto-agricoltori/agricoltori e cacciatori/raccoglitori. Nelle regioni dove vivevano comunità umane con i due sistemi, o di confine, i gruppi agricoli tendevano ad avere la meglio nei conflitti. A proprio vantaggio la popolazione più elevata; la creazione di eserciti permanenti e di prime strutture statuali; lo sviluppo tecnologico; non da ultimo, le malattie sviluppate con agricoltura e allevamento, che quando entravano in contatto con le popolazioni di cacciatori-raccoglitori creavano epidemie e morti in massa.
[Continua]
Note:
(1) Anil K. Gupra, Origin of Agriculture and Domestication of Plants and Animals Linked to Early Holocene Climate Amelioration, «Current Science», vol. 87, n. 1, 10 luglio 2004
(2) Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni, Einaudi, Torino 1998
(3) Ibidem, pag. 82
(4) Cordain L. Implications of Plio-Pleistocene Hominin Diets for Modern Humans. In: Early Hominin Diets: The Known, the Unknown, and the Unknowable. Ungar, P (Ed.), Oxford University Press, Oxford, 2006
(5) Peter S. Ungar, Mark F. Teaford, Human Diet. Its Origin and Evolution, Praeger, 1 edition, April 2002
(6) Philos Trans R Soc Lond B Biol Sci. 1991 Nov 29;334(1270):233-40; discussion 240-1.Traditional diet and food preferences of Australian aboriginal hunter-gatherers.
(7) Van der Merwe et al., 2003
(8) Lee-Thorp, Thackeray, and van der Merwe, 2000; Sponheimer and Lee-Thorp, 2003
(9) Semaw et al., 2003
(10) Bunn and Kroll, 1986; de Heinzelin et al., 1999
(11) De Heinzelin et al., 1999
(12) Asfaw et al., 1999; de Heinzelin et al., 1999
(13) Vekua et al., 2002
(14) Zhu et al., 2004
(15) Leonard e Robertson, 1994; Aiello e Wheeler, 1995; Cordain, Watkins , e Mann, 2001; Pawlosky, Barnes, e Salem, 1994; Emken et al., 1992.
(16) Sturman et al., 1975; Chesney et al., 1998
(17) Knopf et al., 1978; MacDonald, Rogers, and Morris, 1984
(18) Laidlaw et al., 1988
(19) Leonard WR, Robertson ML. Evolutionary perspectives on human nutrition: the influence of brain and body size on diet and metabolism. Am J Hum Biol 1994;6:77–88.
(20) Cordain, L., Brand Miller, J., Eaton, S.B. & Mann, N. (2000). Macronutrient estimations in hunter-gatherer diets (letter). Am J Clin Nutr 2000; 72:1589-90.
(21) Loren Cordain, Paleo Diet, Red edizioni, Milano 2006
(22) Jared Diamond, Il terzo scimpanzé, Bollati Boringhieri, Torino 1994
(23) Giovanni Cianti, Alimentazione e salute nella preistoria, 22 Maggio 2004, http://www.giovannicianti.org/donwload/advances/salute/pdf/AlimentazioneSalutePreistoria.pdf
(24) Jared Diamond, Colasso, Einaudi, Torino 2005 e 2007