Disturbo mentale

Disturbo mentale nei giovanissimi

Un gravissimo problema che è squisitamente burocratico e di scelta politica miope è quello che tocca i giovanissimi preda di disturbi mentali. Oggetto di sostegno di vario genere nell’età infantile e adolescenziale, compiuti i 18 anni per lo Stato è come se diventassero fantasmi, un dramma per loro e per i loro genitori.

Giovani e adolescenti con problemi

Il campo delle problematiche mentali di bambini ed adolescenti è molto vasto e variegato non soltanto in Italia ma anche in Europa e nel mondo. Spesso a seconda dei Paesi vi sono approcci culturali diversi.

In alcuni Paesi, occorre dire soprattutto nel Nord Europa, esiste una coscienza sociale, una sensibilità maggiore su questi temi e anche il welfare si rivela se non ottimale, perlomeno adeguato al problema.

In molti Paesi oltre ad un livello assistenziale di tutto rispetto verso i bambini e giovanissimi, vengono elaborati progetti concreti di piena integrazione sociale di queste persone, in altre Culture vengono semplicemente emarginati, esclusi dalla Società.

La situazione in Italia  

Dobbiamo guardare il fenomeno sotto due aspetti diversi:

  • Il sostegno economico alle famiglie
  • Il sostegno terapeutico

Fino al compimento del 18° anno di età i bambini e i giovani affetti da disturbi comportamentali e mentali sono seguiti da specifici Centri che si occupano del trattamento di questi giovanissimi.

La loro opera consente spesso di pervenire ad un miglioramento della patologia con un migliore inserimento a livello sociale e scolastico. Sovente le famiglie sono adeguatamente supportate e i figli con tali problemi inseriti in percorsi che tendono, e spesso riescono, a portare il bambino e l’adolescente verso un recupero più o meno parziale di capacità.

Non sempre i trattamenti necessari sono gratuiti, spesso i Centri specializzati che operano in questo campo si pagano e qui entra in campo il sostegno economico.

Il sostegno economico alle famiglie

Le famiglie che hanno figli con problemi mentali di vario genere, come anche quelle che hanno figli disabili di altra natura, possono beneficiare di un sostegno economico per sostenere le spese necessarie per aumentare il benessere di bambini e adolescenti.

Tutto questo fino al compimento del 18° anno d’età. Questo confine segna un radicale cambiamento: la persona disabile che compie i 18 anni non gode più di tale sostegno ma può fare domanda di invalidità.

Nell’ipotesi, molto probabile bisogna dire, che sia riconosciuta l’invalidità la persona percepirà un assegno mensile dall’INPS di circa 290 Euro, spesso assolutamente insufficienti ad affrontare le spese necessarie per mantenere in essere i trattamenti impostati nella minore età.

Si apre, quindi, una fase di difficoltà per le famiglie, costrette loro malgrado, in caso di insufficienza economica, ad interrompere i trattamenti e le terapie specialistiche in atto.

Mancato dialogo tra istituzioni

Fino al giorno prima dei 18 anni, il minore è inserito nel Centro di Salute Mentale per l’Infanzia e l’Adolescenza (Uonpia) ma questo inserimento viene a cessare con la maggiore età.

Da quel momento la competenza passa ai dipartimenti per la Salute Mentale degli adulti (Dsm). Purtroppo non esiste alcun collegamento tra le due istituzioni, cosa che fa s^ che con la maggiore età gran parte di questi ex minori con problemi scompaiano nel nulla.

Ne è prova il fatto che delle circa 807.000 persone in trattamento presso i Dsm, solo il 5% sono di età tra i 18 e i 25 anni mentre i minori registrano numeri di gran lunga superiori.

La drammaticità dell’interruzione dei trattamenti ha ancora maggiore rilievo in quanto è provato che su 1000 giovani esaminati, con problemi gravi mentali e di disattenzione, il 25% ha tentato il suicidio.

Di fronte ad una simile situazione servirebbe una maggiore sensibilità ed intervento da parte dello Stato che dovrebbe partire semplicemente da una maggiore organizzazione che, in fondo, non ha alcun costo.

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